tradizioni
Il "Focaro". Il folklore ed alcune ricorrenze cicliche, come il “focaro”, vivono inalterate nelle forme e nei modi, tramandandosi di generazione in generazione. Nei giorni precedenti il Natale i giovani e gli adolescenti trasportano dalle campagne numerosi ceppi che, per la loro mole, non vengono utilizzati come legna da ardere nei camini. Si accatastano al centro della piazza principale o nello spiazzo prospiciente la chiesa, disposti a cerchio e accesi dopo la messa di mezzanotte del 24 dicembre.
Il “focaro” diventa elemento di aggregazione collettiva mai staccato dalla funzione religiosa e solo dopo che suonatori di zampogne hanno reso omaggio al Bambino. Anticamente le ceneri del focaro, venivano successivamente portate via e disperse per le campagne, al fine di accrescere i raccolti venturi. Di recente, si approfitta dei carboni ardenti per organizzare anche ottime grigliate per farcire generosi panini accompagnati da vino.
Le Confraternite.
Legato alle tradizioni spirituali è il grande rito religioso delle “confraternite” dei paesi del Cilento che viene praticato il Venerdì di Pasqua. Il Venerdì Santo i confratelli con le insegne e le divise della propria associazione, si recano in processione dapprima alle chiese dei paesi limitrofi, poi alla chiesa di appartenenza per la processione serale. La divisa è costituita da un cappuccio bianco, un camice, stretto in vita da un cingolo e da una “mozzetta” (piccolo mantello), colorati a seconda il titolo della confraternita. I colori di base sono quattro: il rosso per quelle intitolate al Corpo di Cristo o al Rosario; l'azzurro per quelle intitolate alla Madonna; il marrone per quelle intitolate alla Madonna del Carmine e il nero per quelle intitolate al Monte dei Morti. Le insegne di solito recano i colori della mozzetta e sul gonfalone è riportata l’effige del titolare, il paese di appartenenza ed a volte anche l’anno di fondazione. Alcuni componenti delle confraternite usano portare un lungo bastone a simboleggiare le cariche di “priore” o i confratelli più anziani o quelli che ricoprono delle cariche. I canti, che seguono lo schema tipico del “canto alla cilentana”, scandiscono il cerimoniale fuori e dentro la chiesa. Se all’ingresso della chiesa si incontrano due confraternite, un rigido cerimoniale impone il saluto tra i due gonfaloni con tre inchini a destra, a sinistra e al centro. Successivamente la confraternita che sta per entrare in chiesa, in segno di rispetto per l’altra che ha già reso omaggio al Sepolcro, apre le proprie file e fa passare l’altra centralmente.


