storia

Esistono due possibili ipotesi circa l’origine del nome: secondo la prima questo nome potrebbe derivare dal greco “a-zale” con la a privativa che sta ad indicare assenza di vento; la seconda ipotesi trova riscontro nell’uso medioevale di contraddistinguere le località in base alle caratteristiche della vegetazione. Secondo questa versione la presenza di arbusti della famiglia delle rosacee denominati lazzaroli (o lazzeruoli), molto simili al biancospino, avrebbe dato nome a queste terre. In questo periodo i feudatari della baronia di Cilento istituirono la propria dogana amministrata da un taverniere dove oggi sorge la spiaggia grande. Ancora oggi la località prospiciente la spiaggia è detta “Taverne”. A seguito delle incursioni dei pirati saraceni durante il XIII la popolazione si rifugiò nei paesi delle colline circostanti dando così luogo all’esodo dalla zona marina che rimase deserta per tutto il XIV e il XV secolo e fino agli inizi del seicento. Cominciò a ripopolarsi dalla metà dell’ottocento a seguito della ripresa della coltivazione delle terre fertili pianeggianti che producevano ottimi vini, olio e fichi. Alla fine del 1800 risiedono stabilmente circa 500 persone dedite alla pesca e alla coltivazione dei campi. La salagione delle acciughe, delle sardine e l’essiccazione dei fichi e unitamente ai traffici marittimi costituivano le attività prevalenti degli abitanti.

acciaroli negli anni 60Le passerelle.
Hanno costituito elemento architettonico caratteristico ed unico per molti anni, fino a quando, con l’avanzare del turismo, furono rifatte in cemento. Le case, alla fine dell'ottocento erano tutte in pietra di mare, costruite sugli scogli affioranti. Venivano abitati solo i piani superiori, il cui ingresso era posto sulla sovrastante “via Vecchia”, quello che poggiava sugli scogli era solo una barriera protettiva alla forza d’urto del mare con delle feritoie che attutivano l’urto e permettevano il successivo deflusso delle acque. Il piano sottostante veniva utilizzato prevalentemente come deposito di legna per il camino o altro; i piani erano comunicanti tra di loro attraverso delle botole sul calpestio le “cataratte” coperte con dei piano di legno e fornite di scale. Tra la fine dell’ottocento ed i principi del secolo successivo venne realizzata una nuova strada, parallela alla “via Vecchia” ma a quota più alta. Questa permise, attraverso la costruzione di passerelle in legno (che coprivano il vuoto risultante tra le due strade) l’accesso indipendente ai piani superiori delle abitazioni.

commercio negli anni 30Le barche da traffico.
Hanno solcato il mediterraneo dalla fine dell’ottocento e fino agli anni sessanta. Erano costituite da barche in legno atte soprattutto al trasporto delle merci, e trasportavano generalmente derrate alimentari di produzione locale verso Napoli o le coste siciliane. Al ritorno trasportavano pozzolana, pasta, e altri prodotti su commissione di piccoli imprenditori locali che erano i committenti del trasporto. Hanno costituito fonte di sostentamento e di reddito per numerose famiglie di pescatori. Erano tutte armate con vela latina.

acciaroli negli anni 20 La vela latina.
Fu utilizzata da quasi tutte le popolazioni affacciate sul Mediterraneo e impiegata tanto per traffici commerciali quanto per la pesca. Circa l'etimologia della parola, alcuni sostengono che derivi da "latino" perché conosciuta sin dai tempi dei Romani, nonostante abbia raggiunto la sua massima espansione con gli Arabi. Altri, convinti che questo tipo di attrezzatura velica sia stata introdotta proprio dagli Arabi, fanno derivare la vela latina dall'arabo "a la trina", vale a dire a tre angoli, per distinguerla dalla tradizionale vela quadra a quattro lati.
L'alberatura delle vele latine si costituiva di albero, quasi sempre di abete, di altezza variabile.
La materia prima utilizzata per le vele era la canapa e il cotone, di qualità diverse ma sempre di origine naturale, pertanto la breve durata e la facilità a deformarsi e a marcire costituirono i principali inconvenienti di questi materiali, la cui resistenza richiedeva una costante presenza a bordo di aghi da velaio e filo di cotone per le riparazioni di emergenza. Simili vele, difatti, sopportavano male gli attacchi del salino e dell'umidità, richiedendo parecchie cure.
Ecco perché quando il tempo lo permetteva, i pescatori sciorinavano le vele al sole creando uno spettacolo assai suggestivo, immortalato su tela da generazioni di pittori insigni.